venerdì 1 aprile 2016

Daredevil: seconda stagione (spoiler alert)

Premessa: Ho letto solo una storia di Daredevil nella mia vita, di conseguenza i miei pareri riguardano solo ed esclusivamente la serie televisiva. 

Ci tengo a precisarlo, perché ho scoperto Daredevil da relativamente poco, ciò  mi ha reso una dei fortunati che non ha dovuto aspettare quasi un anno per l'uscita della seconda stagione, ma l'hype di certo non è mancato, fino a farmi fare il conto alla rovescia dei giorni, nemmeno si trattasse di The Winds of Winter
Non so come sarà possibile aspettare il prossimo anno per la terza (sempre che esca nel 2017, considerando gli ambiziosi progetti Marvel) , quindi credo sia giusto ringraziare Netflix per il binge-watching, e la nostra avidità di non averci fatto consumare le puntate con parsimonia. 
Perché, d'altronde, credo fosse impossibile centellinare gli episodi in maniera tale da poter avere almeno 13 giorni all'insegna del Diavolo di Hell's Kitchen. 
La bellezza di questa stagione, forse più della precedente, è l'impossibilità per lo spettatore di staccarsi dallo schermo del proprio computer, perché completamente ipnotizzato dalle immagini del cliffhanger finale di ogni singolo episodio, che sembrano sussurrargli “solo un altro" con voce così suadente che nemmeno Charlie Cox o Elodie Yung (vi lascio scegliere) avrebbero potuto far meglio.
Di motivazioni ce ne sono un'infinità, a livello tecnico e registico Daredevil è una serie che regala alti momenti televisivi, incorniciati da una dominante aura oscura, che sembra quasi avvolgerci e quasi farci sentire inspiegabilmente protetti, nella bolgia infernale newyorkese. 
Alcune scene adrenaliniche e più dark invece ci trasportano nella prima stagione, facendoci pensare
che possano diventare un trademark di questa serie targata Netflix, particolarmente la sequenza della scala, dove Matt affronta armato di calcio di pistola e catena gli irlandesi (2x03), il che ci riporta indiscutibilmente all'amatissima scena del corridoio presente nella seconda puntata della prima stagione.



 Altra nota significativa è rappresentata da nuovi personaggi, pronti a farci innamorare perdutamente della loro caratterizzazione.Il mio preferito di questa season è sicuramente: Frank “the Punisher” Castle, che risulta essere la controparte di Daredevil, la quintessenza dell'antieroe. La sua storia ha incrementato il mio uso settimanale di fazzoletti del 100%,(nemmeno mi fossi sottoposta a una visone intensiva di Grey's Anatomy), nonostante ciò continuo a preferire la filosofia di Matt Murdock. 

Per quanto abbia creduto ingenuamente che the Punisher potesse essere considerato il villain principale, sono stata piacevolmente sorpresa nello scoprire che fosse semplicemente l'altra metà di Devil, quella sopraffatta da un dolore incommensurabile, che mai potrà essere ripagato col sangue. I flashback di Matt ci mostrano come lo stesso dolore che condivide con Frank, non possa essere controbilanciato dall' omicidio.
Lo stesso episodio ci mostra la sua vecchia fiamma universitaria, Elektra, personaggio comparso per la prima volta nella 02x04, altra new entry per la serie. Con la sua battuta di apertura, capiamo immediatamente come Ellie possa essere solo una fonte fangileggiante, vero?
di guai per l'avvocato.
La femme fatale di cui Matt è invaghito durante i tempi del college, condivide con Frank Castle la sete di sangue, ma per motivi completamente diversi: il primo cerca vendetta per l'omicidio della propria famiglia, la seconda per noia. Non devo spiegare chi dei due abbia catturato il mio cuore
L'unica nota positiva che posso esprimere riguardo Elektra -oltre alla sua innegabile bellezza- è la sua redenzione finale, ma la scena finale ci fa assolutamente temere il peggio per la prossima stagione. Nonostante le nuove entrate siano sorprendenti, anche il ritorno di alcuni vecchi nemici ci lasciano assolutamente senza fiato come quello di Fisk, ma soprattutto quello di Nobu, apparentemente morto bruciato nella stagione precedente
 Ammetto di essermi pentita di aver solo sperato che non fosse morto, perché lo ritenevo il nemico più interessante, di fatti egli ha aperto la strada per l'organizzazione che ha rappresentato in questa stagione il nemico principale di Daredevil: the Hand.
 Sicuramente questa nuova svolta nella trama ha reso le puntate più coreografiche con combattimenti dinamici, ma preferisco il Daredevil che affronta la criminalità organizzata, piuttosto che antiche sette ninja capaci di resuscitare i morti.
Personalmente ho trovato le prime nove puntate sublimi per questa motivazione, ed anche per la presenza più viva del collega di Matt, Foggy Nelson, personaggio che rappresenta la razionalità del vigilante. Non mi vergogno di ammettere che per la maggior parte degli episodi mi sono schierata per il #teamFoggy, nonostante ciò vada contro l'emblema della serie, il “commitment to the cause” (passatemi il termine) dell'eroe mascherato.
 Non riesco totalmente ad essere dalla sua parte, non perché non comprenda le motivazioni eroiche di Murdock, che trovo del tutto legittime, ma perché preferirei una sorta di scelta coerente nell'eterna dicotomia tra il tentare di proteggere le persone che ama dalla sua identità segreta e il non riuscire a tenerli fuori dalla sua vita, come è riuscito a fare con Claire nella prima stagione, cosa che ci fa sperare possa accadere nella prossima stagione, grazie alla fatidica scena del final season, quando svela a Karen la sua identità segreta.
 Per quanto shippi Karen con la felicità, avrei preferito scegliesse Foggy, ma dopotutto, chi può biasimarla, chi non sceglierebbe Matt Murdock e quel suo sorrisetto ingenuo? #sorrynotsorry.
Questa stagione si è rivelata ancora una volta una conferma per la serie Netflix, sicuramente al di sopra delle mie aspettative.
 Credevo che fosse impossibile per una prima stagione di così alto livello, replicarsi e addirittura, sotto alcuni aspetti, superarsi e non riesco a non sperare che la terza possa rivelarsi ancor più sorprendente, considerando le premesse.

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